
M.D.
numero 2, 31 gennaio 2007
Ricerche
Studio sul rischio oncologico familiare
di Giorgio M. Baratelli*, Roberta Barbone*, Ludovica Buzzetti*,
Elisa Restelli*, Francesco Valenti*, Michele Burzio**, Loretta
Casalvieri**, Attilio Giossi**, Stefano Guanella**, Antonella
Sala**, Luisa Zucchello**
* Centro di Senologia delle Delegazioni Alto Lario di Gravedona
(CO) e Cinque Valli di Porlezza (CO) della Lega Italiana per
la Lotta contro i Tumori
** Medici di medicina generale - Asl 3 Como
Un gruppo di Mmg e di specialisti ha condotto uno studio
sullanamnesi familiare di tumore maligno di mammella
e ovaio in donne che si sono presentate in studio. Sono emerse
alcune difficoltà: evidenziarle è utile per
chi si vuole occupare di tali problematiche
La
valutazione del rischio familiare di carcinoma della mammella,
condotta con il questionario anamnestico autocompilato dalle
donne, presenta un tasso di errore del 20%. Per diminuire tale
percentuale, da parte di un gruppo di Mmg di Como e dagli specialisti
dei Centri di Senologia della Delegazione Alto Lario di Gravedona
(CO) e della Delegazione Cinque Valli di Porlezza (CO) della
Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, è stato progettato
uno studio osservazionale, consistito nella raccolta dellanamnesi
familiare in relazione alla presenza di familiari affetti
da ca maligno di mammella e ovaio.
Materiali e metodi
Ogni Mmg ha effettuato lanamnesi oncologica alle donne
di età >20 anni che si sono presentate in studio per
altri motivi, con esclusione di quelle con anamnesi personale
di tumore maligno della mammella e dellovaio.
Uninchiesta simile è stata condotta dagli specialisti
senologi alle donne afferite ai Centri di Senologia per le visite
di prevenzione.
Le domande rivolte alle pazienti erano due:
1. nella sua famiglia ci sono casi di tumori della mammella?
2. nella sua famiglia ci sono casi di tumori dellovaio?
In caso di risposta affermativa, era indagata letà
dinsorgenza del tumore.
Problemi riscontrati
I problemi riscontrati sono stati di vario tipo.
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Sono
considerati maggiormente i parenti della linea materna, probabilmente
perché le domande vertevano sullincidenza di
tumori femminili (rapporto parenti materni/parenti paterni
2:1).
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Si
è riscontrata una notevole incertezza relativa al dato
anamnestico di tumore dellovaio, a causa della confusione
tra tumore dellovaio e tumore dellutero o
intervento di isterectomia per patologia benigna.
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Per
il tumore della mammella si sono osservati due atteggiamenti
antitetici: in alcuni casi i tumori benigni erano riferiti
come maligni, altre volte casi di tumori maligni,
soprattutto se operati con intervento conservativo, erano
riferiti come cisti o nodulo.
In questo caso è risultata dirimente la domanda sullesecuzione
o meno di radioterapia e di chemioterapia dopo lintervento.
-
Spesso
sono stati riferiti i casi insorti nelle cugine, probabilmente
perché il ricordo è facilitato dal fatto che,
essendo la cugina solitamente coetanea della donna intervistata,
la malattia neoplastica in una coetanea, soprattutto
se in età giovane, ha determinato un particolare impatto
emotivo.
-
Relativamente
alla definizione del grado di parentela, spesso si è
dovuto precisare che la zia, parente di II grado, è
la sorella della mamma o del papà e non altre
figure che in famiglia sono solitamente appellate con questo
termine, come le sorelle della nonna o del nonno,
e che la cugina è una parente di III grado, perché
lespressione cugina di I grado determina
abitualmente confusione con quella di parente di I
grado
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Incertezze
si sono riscontrate nella definizione delletà
dinsorgenza della malattia: il dato memorizzato
con maggior facilità è letà della
morte.
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Si
sono riscontrate imprecisioni su parenti che vivono lontani,
soprattutto se i legami familiari sono deboli e raramente
sono stati riferiti casi occorsi in parenti acquisiti.
Conclusioni
Non sono state osservate differenze importanti nelle risposte
in rapporto alla scolarità delle donne intervistate, mentre
è stata osservata una maggior precisione nelle donne di
età media rispetto alle giovani, ad eccezione delle donne
che hanno avuto la mamma colpita da tumore della mammella.
Verosimilmente la giovane presta poca attenzione a un problema
che considera remoto, perché ritenuto caratteristico
delletà avanzata, soprattutto se il convincimento
è rafforzato dal fatto che il tumore della mammella è
occorso in familiari anziani.
Rispetto agli specialisti, i Mmg sono stati facilitati nella raccolta
dellanamnesi oncologica, per la miglior conoscenza della
famiglia.
In conclusione, evidenziare le difficoltà riscontrate
nella raccolta dellanamnesi oncologica familiare,
da parte del Mmg e del senologo, è utile per allertare
il medico di primo livello che si vuole occupare di questo aspetto
in modo che, evitando gli errori segnalati, possa raccogliere
unanamnesi precisa. Inoltre è opportuno ribadire
la necessità che, in caso di dato dubbio, il Mmg - proprio
per il suo ruolo peculiare di memoria storica della
famiglia - debba essere consultato dallo specialista, soprattutto
quando non sia disponibile la documentazione utile per dirimere
il dubbio.
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